mercoledì, 29 marzo 2017

Gioco d’azzardo, CODACONS contro Paolo Crepet: ecco cosa scrive nella perizia pro-giochi

Per lo psichiatra piaga della ludopatia è fenomeno “emotivo” più che razionale, e limiti a orari e aperture sale slot sarebbero solo “battaglie mediatiche”

 

Il Codacons rende oggi nota la perizia di Paolo Crepet a favore del gioco. Un documento che sembra definire la dipendenza da gioco come un fenomeno mediatico alimentato da suggestioni della stampa, e che boccia le misure degli enti locali tese a limitare la diffusione incontrollata di sale slot sul territorio, ritenute anch’esse “battaglie mediatiche”.

Ecco i passi salienti della relazione del noto psichiatra relativa al provvedimento adottato dal Comune di Bergamo riguardo alle politiche che disciplinano la diffusione e l’uso dei giochi:

“La questione che riguarda le dipendenze da gioco d’azzardo e, conseguentemente, quella dell’induzione di una patologia – chiamata GAP- è, negli ultimi anni, complice la recessione economica e la situazione di abbassamento delle rendite familiari, all’attenzione di tutti, popolazione generale, esperti, addetti, e mass media. Tuttavia, quando un fenomeno sociale assurge agli onori della cronaca, spesso assume una valenza più emotiva che razionale. In questo contesto si può assistere ad un affastellamento di opinioni più o meno supportate da fatti ed evidenze empiriche, con il risultato di non informare correttamente […]  Allo stato attuale, sull’intera questione, non esiste un punto di riferimento scientificamente accertabile [….]  emerge un elemento importante: l’impossibilità di stabilire un serio e probativo rapporto di causa/effetto tra il gioco (quale? Per quanto tempo?) e gli effetti psicopatologici (quali?). Se la sintomatologia -ovvero quella impulsiva/ compulsiva- è così variamente descrivibile, diventa impossibile stabilire alcun rapporto di causalità con un’eventuale noxa, ovvero con ciò che dovrebbe teoricamente indurre tale disturbo […] Il dato sulla prevalenza è tipicamente modificabile dalla suggestione mediatica. Tale fenomeno è tanto più sentito su base locale, dove il tam-tam di pressioni mediatiche su base cittadina influisce enormemente di più dal punto di vista emotivo di ciò che può avvenire a livello nazionale […]  queste pur comprensibili politiche tese alla limitazione degli orari di apertura e chiusura dei locali o limitazione degli orari di vendita di alcuni prodotti di gioco, non debellerebbero la dipendenza da gioco né aiuterebbero i “giocatori patologici” ad uscire dalla loro patologia, ma rimarrebbero soltanto delle battaglie a grande effetto mediatico con un minimo impatto sulla salute pubblica […] alla campagna mediatica che si è sviluppata negli ultimi anni e che, dal mio punto di visto, ha fortemente influito sul fenomeno in discussione creando molti “falsi positivi” che inquinano il quadro epidemiologico e impediscono di prendere serie e motivate misure di contrasto e di aiuto individuale alle persone eventualmente bisognose di assistenza”.

Lasciamo ai cittadini e ai giocatori giudicare il contenuto della relazione di Crepet, e se la perizia sia o meno a favore del gioco, anche indirettamente o non volutamente – commenta il Codacons – Non dobbiamo certo insegnare noi al noto psichiatra che ciò che si scrive, specie quando si ha autorevolezza, può avere interpretazioni ed effetti estremamente negativi, come hanno rilevato importanti testati quali Avvenire e il Corriere della Sera.

Invece di minacciare querele, Crepet farebbe bene a combattere assieme al Codacons la battaglia contro la dipendenza da gioco, parlandone in tutte le trasmissioni televisive che lo vedono ospite.